Archi (Ch)

Archi: Panorama verso il mare

Parliamo di Archi: “Terrazza sul Sangro”

Archi è un paese situato su una collina a m. 492 s.l.m. e si estende su una superficie di 2818 ettari. Confina con i comuni di Perano, Atessa, Tornareccio, Bomba e, tramite il fiume Sangro, con Roccascalegna ed Altino. I maggiori rilievi sono costituiti dalla Serra, Colle della Guardia, Colle Bertoldo, Monte Rione, Colle Verri.

Il comune è adagiato su uno sperone roccioso che domina sia la Valle dell’Aventino che la Val di Sangro, e per quest’ultima caratteristica è soprannominato “Terrazza sul Sangro”. Da Archi è possibile allargare lo sguardo a valle scorgendo il cammino del fiume Sangro fino alla foce dell’Adriatico, dalla quale ben si distingue l’insenatura del Golfo di Venere.

Disteso sulla cresta di questo sperone, Archi è posta lungo gli itinerari dell’olio, per la sua produzione di notevole qualità e tutt’oggi conserva ancora degli elementi che consentono di riconoscerne il carattere prettamente medievale.

Cenni Storici di Archi

Da documenti risalenti al 1308 fino al 1700, troviamo una varia terminologia: “territorium arcanum”, “terra arcanum”, “Arci”, “Territorio di archi”. Dal ‘700 in poi il paese venne chiamato definitivamente Archi.
Nell’873 tutto territorio di Archi fu soggetto ad una colonizzazione monastica, prima di San Clemente a Casauria e poi di San Giovanni in Venere. Nei primi anni del sec. XVI, il feudo di Archi divenne proprietà di Fabrizio Colonna e poi passò a Ferrante Carafa. Venduto a Martino di Segura, divenne proprietà di Ferrante Di Guevara. In seguito Signori di Archi furono i Crispano, i Pignatelli e i Cardone. Il feudo passò definitivamente sotto il dominio degli Adimari, marchesi di Bomba, fino all’estinzione dei diritti feudali nel 1806. Del 10 agosto 1855 è il documento (nel Grande Archivio di Napoli) che testimonia tale passaggio: “FERDINANDUS II DEI GRATIA REX” – “Con decreto del Supremo Tribunale della Regia Camera si magnifica Don Giacomo Ottavio Cieri Regio Esattore dei Reali feudi di Archi e di Bomba a richiedere i nomi di tutti i creditori affittuari dei beni burgensatici appartenenti al fu Don Giovanni Adimari marchese di Archi e di Bomba per poter concedere la proprietà dei beni stessi al Pio Monte Della Misericordia della città di Napoli e l’usufrutto alla vedova del marchese Donna Francesca Ronchi Vidua”.

Per due volte Archi conobbe la distruzione: la prima ad opera dei Turchi, la seconda a causa della peste che spinse gli abitanti a rifugiarsi sui monti di ATE e TIXA dove si stabilirono definitivamente dando vita all’attuale Atessa. Durante la II Guerra di Indipendenza (1859) Archi fu uno dei primi comuni della provincia che costituì la Guardia Nazionale contro il Brigantaggio che imperversava su tutta la regione. Nell’ottobre del 1943, durante la II Guerra Mondiale, truppe tedesche decisero di trasformare Archi in linea di difesa del fronte contro gli Alleati. Pertanto minarono il Castello e purtroppo attuarono il piano causando una rovinosa caduta delle mura e di altri palazzi signorili. Grazie all’azione di alcuni archesi, una parte del palazzo baronale (castello) fu salvata dall’esplosione delle mine e tutt’oggi sono presenti dei ruderi che ricordano le origini feudali di Archi.

Mappa di Archi


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